Presentazione

Una carta geografica del Friuli Venezia Giulia. Un compasso. Posizionando il punto fisso su San Daniele, si può tracciare un cerchio che lambisce i territori e gli abitati di Forgaria nel Friuli, Ragogna, Fagagna, Rive d’Arcano, Coseano e Dignano. Il Parco agro-alimentare di San Daniele (Agenzia di Sviluppo del Distretto Industriale, Asdi) è qui, in provincia di Udine, nel cuore del Friuli: un’area di 197 kmq per una popolazione di circa 27.000 abitanti.
Vi si riconoscono confini naturali a sud e a ovest, rispettivamente, nelle prime pianure del Medio Friuli e nel fiume Tagliamento, mentre a est si trovano i Comuni di Moruzzo, Colloredo di Monte Albano e Majano.

Appartengono a quest’area le colline più suggestive dell’intero arco morenico regionale, con improvvise golene intervallate a sollevamenti maestosi, con numerosi torrenti e canali e due degli ultimi bacini di origine glaciale: il lago di Ragogna e quello di Cornino, patria incontrastata del grifone. Diverse sono le zone riconosciute come umide, torbiere od oasi naturalistiche. Molto particolari sono anche il monte di Ragogna, rilievo che domina la zona del Sandanielese, e la piana che si estende da Rodeano Basso verso Coseano. L’Asdi, alla voce nome e cognome della propria carta d’identità, ha scritto tre parole di rilievo significativo: Parco, agroalimentare e San Daniele. Nel concetto di Parco vuol riassumersi l’integrità e la sostenibilità dell’ambiente; in quello di agroalimentare l’evidenziazione del concetto di filiera produttiva e degli stretti e ineludibili legami tra mondo agricolo e alimentare (mangiare è il primo gesto agricolo) e, infine, quello di San Daniele quale utilizzo di un “brand” di valore commerciale inestimabile e di consolidata notorietà acquisita a livello mondiale.

Il territorio del Parco è ricco di storia, cultura e tradizioni popolari: basti notare il numero di castelli, di chiese storiche, la finezza architettonica di alcune vecchie ville, oppure i ritrovamenti dagli scavi, di epoca romana e i preziosi manoscritti conservati nei musei o nelle biblioteche.

Negli ultimi cento anni questo territorio è stato profondamente interessato da eventi imprevedibili e burrascosi come i due conflitti mondiali e il sisma del 1976. Le guerre lo hanno interessato con scontri e battaglie, anche fra la stessa popolazione locale. Conseguenza diretta degli eventi bellici d’inzio Novecento fu l’emigrazione di un gran numero di persone spinte dalla necessità di trovare altrove lavoro e sussistenza per sé e per le proprie famiglie. Va aggiunto poi il terremoto del 1976 che mise in ginocchio gli effetti di una lenta ma costante e speranzosa ripresa economica. Qui la solidarietà nazionale consentì di rimettere in piedi ogni attività produttiva, culturale e religiosa, dando un impulso decisivo al morale e alla ferrea volontà dei friulani.



Economia in movimento

Al dinamismo che si registrò sul territorio negli anni ’70, seguì il rallentamento nel decennio del doposisma. Nel 1996 il settore produttivo (servizi, commercio, industria) di questi Comuni contava circa 1.600 aziende con circa 5.000 addetti..

Oggi si può tranquillamente affermare che la particolare collocazione geografica di questi Comuni situati sulle vie principali di comunicazione nord-sud, est-ovest, ha favorito lo sviluppo di una fiorente tradizione commerciale e artigianale. Questo fenomeno si è riprodotto costantemente fino ai giorni nostri, raccogliendo successi e riconoscimenti, anche internazionali, in varie attività produttive. L’esame dei tre macrosettori fondamentali attribuisce un ruolo di dominanza e traino al comparto manifatturiero; commercio e servizi si caratterizzano per diffusione capillare e ridotte dimensioni medie. Dall’esame di imprese e occupati, balza agli occhi la coesistenza di microimpresa e grande azienda. Il comparto che si è messo in evidenza più di ogni altro per dinamiche espansive è stato quello alimentare. Ha saputo emergere sul mercato grazie ad altissimo livello qualitativo dei prodotti, alta specializzazione derivata anche da antiche tradizioni artigianali, massima affidabilità d’igiene e servizio, eccellente rapporto qualità/prezzo, larghissima presenza sui mercati internazionali.

A rappresentarlo nell’area del Parco oggi sono oltre 100 aziende che coinvolgono un migliaio di addetti in forma diretta e altri 700 in forma indiretta. Le tipologie più importanti sono prosciutto crudo; carni bovine, salumi e insaccati in genere; prodotti dolci e salati da forno; prodotti caseari; prodotti ittici e trota affumicata; prodotti biologici in genere; vini e distillati.

Le aziende aderenti al Consorzio di tutela del prosciutto di San Daniele sono una trentina. La produzione supera i 40 milioni di chili l’anno, per oltre 2.600.000 cosce marchiate con la Denominazione d’origine protetta. Il prosciutto di San Daniele a Dop viene commercializzato per l’82,0% sul mercato italiano e per la restante parte sul mercato estero. Nei prosciuttifici lavorano circa 500 addetti. Nel settore agricolo, nei sei comuni del Parco, sono attive un migliaio di aziende che dispongono di una superficie media di 7 ettari ciascuna. Circa la metà di esse praticano pure la zootecnia. I cereali sono di gran lunga le colture più diffuse assieme alla vite, tra le arboree.